Egidio Culos,l’esploratore di nuovi orizzonti

Egidio Culos,l’esploratore.Il sognatore con la "S" maiuscola.Che poi è anche la "S" di "sportivodentro". Il 68enne di San Giovanni di Casarsa è tante cose messe assieme.Non più giovanissimo ma sempre ragazzino, dentro e fuori. Un entusiasta della prima ora.L’impresa «E chi l’ha detto che con l’avanzare dell’età non si possono fare più certe cose? Se la salute lo consente e la passione è rimasta intatta, i sogni possono diventare realtà». Come il suo:attraversare l’arco alpino percorrendo 1700 km a piedi lungo 80 milametri di dislivello (prima insalita, poi in discesa). In tutto 69 giorni di cammino (e che cammino: 457 ore effettive in moto, 2 milioni 266 mila ipassi compiuti) in solitaria, tranne 5 giorni con la famiglia (la moglie Mary, "il mio unico sponsor visto che mi ha fatto partire", e i figli Alessandro e Barbara, quest’ultima con il fidanzato Magnus). Partenza dal Principato di Monaco, a Montecarlo, il 20 giugno 2011; arrivo a Muggia (Trieste) il 27agosto.

Già oltre «E’ da tanto tempo che ci pensavo, ma ora che sono riuscito a concretizzarla sto già pensando ad altri progetti». L’appetito vien mangiando: Egidio è un delicato divoratore di montagne che da autentico innamorato qual'è assapora fino all’ultima cima.Alla ricerca perenne di nuove sfide per il piacere di misurarsi, di vivere emozioni,di scoprire cosa c’è dall’altraparte: «Non esiste cosa più terribile - sottolinea - che avere un futuro certo». Avventuriero tutto d’un pezzo. Nonché runner dell’Atletica SanMartino. Perché a lui piace anche correre, ma doppiamente:sia davvero che metaforicamente,a caccia di nuovi orizzonti. A proposito:«Ho sempre sognato di attraversare le Alpi perché alla mattina quando mi alzo vedo il monte Raut, il Cavallo e la Cima Preti. Mi dicevo spesso:"Quel pezzo lì di arco montano devo allargarlo". Da Montecarlo alla Liguria fino alla Lombardia e al Trentino AltoAdige: montagne che mi erano sconosciute, da lì il desiderio di contrarle». C’è sempre la prima volta, anche a 68 anni: salute a parte,basta volerlo. L’avventura di Egidio anche come metafora di vita: «Quando sono partito ero consapevole che avrei incontrato delle difficoltà.La certezza era solo una: la voglia di arrivare». Per orientarsi ha utilizzato soprattuttole cartine topografiche,«Mi fidavo più di quelle che del gps», e la sua profonda conoscenza della geografi amontana. Enciclopedia vivente,incorporata: «Partito con uno zaino di 15 kg, strada facendo l’ho ridotto perché pesava troppo per le mie gracili spalle. Prima ho spedito a casa i ramponi, dopo metà del percorso anche la tenda:non mi serviva più perché dalle Alpi orientali all’arrivo conosco tutti i punti di appoggio.E da 15 kg in groppa,sono sceso a 10-12». E pure bussola umana: «Non avevo un programma ben definito.Pur seguendo la guida della via alpina non ho mai fatto calcoli precisi dei punti tappa:andavo alla giornata in base alla condizione del tempo,alle difficoltà del percorso,al benessere fisico».Nuovi orizzonti Si orientava(anche) in base a quello che percepiva. E così "orienta" pure gli altri suoi sogni: «Mi piacerebbe attraversare a piedi tutta l’Italia: dalla Sardegna alla Sicilia, risalendo tutti gli Appennini fino a Montecarlo e seguendo tutte le Alpi fino a Trieste. Al momento rimane un’idea…».Mai dire mai, quando dall’altraparte c’è Egidio, l’esploratore.

Alberto Francescut

tratto da "Il Popolo" dell'8 gennaio 2012